Mai pensare alle conseguenze di un gesto necessario


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17/02/2012

Lo confesso


Ho finto, lo confesso.
Ti ho vista e già sapevo,
ma non sono caduto ai tuoi piedi,
mi è mancato il coraggio.
Ti amo da sempre,
da quando ero un bambino,
e mi perdevo nei riflessi di un volto che non c'era.

Anche in chiesa,
quando sei arrivata nel tuo splendore,
pelle di panna e occhi di sole,
ho mentito, lo confesso,
ho risposto “Si, lo voglio”,
ma io ti amo, la volontà non c'entra.
Ti amo da sempre,
da quando ero polvere,
amo il pezzo di universo che è dentro di te.
Alessio Di Tommaso


15/02/2012

Sei dentro di me


Sei dentro di me, dentro ogni cosa,
come una pelle che protegge ma lascia sentire,
come un messaggio nella bottiglia da leggere quando servirà,
come l'ombra nella calura, una sedia nella radura,
un bicchiere d'acqua nell'arsura.

Sei dentro di me, dentro ogni cosa,
dentro un passato recente che è già nostalgia,
dentro il ricordo che tornerà a folate, col suo carico di emozione fanciulla,
dentro il vento della saggezza che tornerà a baciare la mia fronte,
e mi guiderà, mi aiuterà, mi esorterà a non smarrire la strada.
Alessio Di Tommaso


13/02/2012

L'uomo che non crede


Nessuno è solo come un uomo che non crede. 
Il buio è più buio se non credi,
trovare la forza per rialzarti è più difficile.
E se, davvero, in fondo a questo viaggio non ci fosse nulla?
Se, davvero, il tunnel di luce portasse al buio?
Non si può combattere da soli per tutta la vita,
non si può, da soli, affrontare la morte.
Un pensiero si insinua, fatalmente,
è un lampo baluginoso,
una goccia nel deserto,
la differenza fra il vuoto e la speranza.
Credo.
Alessio Di Tommaso


11/02/2012

I figli sono tutto


I figli sono tutto, tranne qualcosa.
I figli non sono album da colorare, tentare di coprirne i difetti impedisce di accettarli ed amarli completamente.
I figli non sono kit da montare quando si ha tempo, vanno lasciati crescere curandoli costantemente ma mettendoci mano il meno possibile, come la massa dei panzerotti.
I figli non sono rivincite, e nemmeno la tua seconda possibilità, sono la loro unica possibilità.
I figli non sono il tuo futuro, solo i meschini rivendicano il possesso su qualcosa che hanno donato.
I figli sono tutto, tutto il resto.
Alessio Di Tommaso


09/02/2012

Scintilla


Vola scintilla mia,
gioca senza timore,
ridi e tieni stretti i tuoi sogni.

Non so mentire,
una fine c’è,
la temo anch’io.

Vola scintilla mia,
ama senza paura,
vivi e prendi quello che c’è.

Anche quando il sole sarà polvere
ed ogni luce avrà terminato il suo viaggio
mi troverai.
Alessio Di Tommaso


07/02/2012

Briciole


Solo briciole, questo avevo.
Briciole, da rimestare in fondo ad una tasca, la mia eredità.
Briciole senza valore che ho dilapidato e perso.

Una foto su una lapide e un'altra uguale, sul comò.
Solo tracce, di chi mi ha voluto in questo mondo,
sbiadite, rese invisibili dallo stare sempre là.

La mancanza è un vuoto, un dente che c'era,
e che la lingua si ostina a cercare.
Tu no, nessun vuoto, come non ci fossi stato mai.

Adesso il padre sono io,
ed ognuna di quelle briciole è una scoperta, una risorsa,
un pezzo di futuro fatto di radici.

Briciole,
mie amate briciole, preziosa eredità,
vorrei urlare per riempire i silenzi, e dirti che ora so.
Alessio Di Tommaso


05/02/2012

Solitudine


Ero uscito con il mio abito beige, mi faceva sentire a mio agio, in tinta col sole di primavera. Gli altri indossavano i jeans di Armani, l’uniforme di quel aprile dell’ottantaquattro. Ma le uniformi uniformano chi ce l'ha, per gli altri sono divise, ti dividono dal gruppo.
C’era una ragazza che mi piaceva, in realtà non la conoscevo, non abbastanza da decidere che sarebbe stata la donna della mia vita, ma il solo fatto di guardarla mi faceva sentire bene, e male. Sentivo un male fisico, interno. Non un dolore allarmante ed oscuro, di quelli che ti fanno correre al pronto soccorso. Era più un tormento, un senso di vuoto, l’esatto contrario del mal di stomaco, un malessere continuo e dolcissimo. E poi quel gran mal di testa, un pensiero fisso, dominante. Ne parlai a mio fratello. “Stai crescendo” mi disse. Non pensavo che la crescita facesse vedere il mondo con occhi diversi. Erano tre mesi che portavo gli occhiali, una montatura craxiana demodè, ma non era una questione di vista. Guardavo i miei amici e non vedevo altro che degli sciocchi, dei bambini che portavano i loro corpi da adulto come vestiti di carnevale, un carnevale fuori stagione, fuori luogo.
La serata si trascinò stancamente, come un cane morente in cerca del posto giusto dove sputare l’anima. La stradina di paese che portava alle giostre era semideserta. Una tv a volume troppo alto rimbombava per la via, la sigla della domenica sportiva aveva su di me l’effetto di un fendente, una coltellata che apriva il sacchetto in cui stipavo i miei sensi di colpa. Anche quella domenica era finita e, come al solito, non avevo fatto i compiti. Mi aspettava un altro lunedì di merda con salto della prima ora e coma vegetativo per le restanti quattro. Lo so, è stupido prendersela con il lunedì, è un giorno come gli altri, solo più sfortunato. E’ come la punta della supposta, è lei che passando fa male, il resto scivola via senza maledizioni.
Eravamo davanti al traballero ed il solito mitomane faceva sfoggio delle sue doti di equilibrista. Anni dopo ne ho conosciuto uno a cui era andata male, indomito, impennava la sedia a rotelle e rimaneva in surplace. Lei, la ragazza che era riuscita ad entrarmi dentro senza neanche avvicinarsi, se ne stava fra le braccia di un tipo, uno brutto. Ingoiai amaro. Pensai di valere meno di quello schifo di ragazzo. Pensai che confidarmi con dei bambini pronti a ridere della loro stessa ombra non mi avrebbe aiutato. Intanto le stupidaggini del giostraio uscivano dall’altoparlante distorte e gracchianti. Non è importante avere qualcosa di decente da dire, la facoltà di parola si guadagna con i decibel, basta un microfono in mano per avere il diritto di inquinare il mondo senza contraddittorio. Vaffanculo a te giostraio, ed alla tua sterile logorrea. Vaffanculo a voi fantocci dei miei vecchi amici, andate a scimmiottare un po’ più in là. Vaffanculo a tutti questi invasati che si divertono perché sono determinati a farlo, non perché ci sia l’ombra di un motivo. Ci si può sentire soli ovunque, soprattutto in mezzo alla gente.
Alzai lo sguardo e mi rifugiai nelle stelle. Cassiopea, una W in mezzo al cielo, in quel triste contesto mi sembrò capovolta. Andromeda, la più femminile e materna delle costellazioni, mi stava sui coglioni pure lei. Ma cosa sono le costellazioni? Gruppi di stelle? No. Sono stelle di origini diverse che si trovano a enormi distanze l’una dall’altra. Nulla in comune, solo il nostro punto di vista. Sono oggetti celesti otticamente raggruppabili, insomma, li abbiamo accomunati noi uomini, e ci siamo inventati nomi, storie, un sacco di cazzate. E’ una nostra fissa, una tara da bambini, vogliamo raggruppare, unire, fidanzare tutto e tutti. Come quel mio compagno delle medie “Paolo e Licia sono fidanzati?” “Chi?” “Quelli di BimBumBam!” Vaffanculo pure a te! La Galassia di Andromenda, M31 per gli amici, quello si che è un gruppo di stelle. E’ la luce di miliardi di astri partita 2,5 milioni di anni fa, quando sulla terra c’erano ancora gli australopitechi, e la lingua e le lettere che abbiamo utilizzato per darle un nome manco esistevano. Quelle stelle potrebbero non esistere più, ammiriamo una proiezione, solo a pensarci viene il mal di testa. Granelli di sabbia al vento, questo siamo. Parassiti su un residuo di combustione, niente di più.
Tornai sulla terra. Il chiasso furibondo della festa patronale prese il posto del silenzio siderale in cui mi ero rifugiato, mi sorprese. Ero ancora lì, in mezzo agli abitanti della terra, agli alieni. Non tutti possono ascoltarti. Non tutti parlano la tua stessa lingua. Quando ti senti solo in mezzo all’universo e ti viene voglia di arrenderti e comprare una schifo di uniforme, tirati su, prova a fare due passi, ad andare più in là. Non cedere alle lusinghe dell’omologazione, sii te stesso, custodisci le tue peculiarità, sono la sola cosa che ti distingue dalla massa. Troverai chi le apprezza, chi ti ama, chi vede in te qualcosa di speciale. E’ facile trovare apprezzamento in mezzo al gregge, ma è un apprezzamento finto, fine a se stesso, l’apprezzamento che si riserva a chiunque capiti lì, “sei un grande”, “sei solare”, “sei un mito”, è solo un modo per dirti che vali qualcosa, qualcosa più di un cazzo di niente. Non si può condividere la vita con qualcuno solo perché ti capita accanto, non si può stare insieme per caso, come oggetti che si incontrano sul fondale marino portati dalle correnti, e lì giacciono.
Ci si può sentire soli ovunque, soprattutto in mezzo alla gente, ed è del tutto normale.
Alessio Di Tommaso


03/02/2012

Restituiamo l'Oro a Richard Chelimo!


Nessuno può fermare Richard, nemmeno Khalid Skah che si ostina a rimanergli attaccato alle calcagna. Nessuno può impedire a Richard di prendere ciò che è suo di diritto. Lui è il più forte, lo ha già dimostrato. Ai mondiali ha battuto la strada al suo capitano e gli ha ceduto la vittoria, per rispetto, per anzianità. Ma adesso tocca a lui, e non c'è nessuno a battergli la strada, non perchè nessuno sia disposto a farlo ma perché, semplicemente, è impossibile. Negli ultimi due giri Richard è talmente veloce che difficilmente si riesce a stargli in scia, chi potrebbe stargli davanti?

Nessuno può fermare Richard, o forse si, qualcuno potrebbe farlo. Un concorrente sleale potrebbe rallentare, farsi raggiungere, e poi, invece di cedere il passo per il doppiaggio, tagliare la strada, rompere il ritmo, e chi fa sport di fondo sa di cosa parlo. Ma una cosa così non si è mai vista alle Olimpiadi. Non fino ad oggi, almeno. Perché Hammou Boutayeb è davvero lì, e continua ad ostacolare, fintare, zigzagare, disturbare in tutti i modi, anche con le parole. La folla assiste allo spettacolo più antisportivo della storia delle Olimpiadi, ed è furibonda. Un commissario di gara tenta addirittura di bloccare fisicamente il doppiato, ma niente. E' il caos.

Questa storia inizia negli anni '70 fra le colline del Cherangani, dove l'Africa è verde e fresca. Lì, in Kenia, a tremila metri sul livello del mare, nelle tende della tribù Kalenjin, nacque una generazione di fenomeni. Potenti come cavalli, leggeri come uccelli, eleganti come fenicotteri.
Da quelle parti non si usa tramandare il cognome, per la loro cultura il nome non ha il solo scopo di identificare una persona, ma anche quello di definirla. Per questo nessuno penserebbe che i plurimedagliati Moses Kiptanui, Ismael Kirui e Richard Chelimo, siano parenti, eppure sono fratelli e cugini, nati e vissuti nello stesso villaggio, allevati dalla stessa famiglia.

I tre erano solo dei ragazzini quando i sogni di Henry Rono, anch'esso keniota degli altipiani, furono spezzati dal boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca. Henry deteneva i record sui 3.000, 5.000, 10.000 e Siepi, insomma tutti! Avrebbe fatto man bassa di medaglie, e invece niente. Aveva cominciato tardi, quando era riuscito a scappare dall'Africa, ed era ormai trentenne, non avrebbe mai partecipato ad un'Olimpiade. Così aggiunse un record al suo palmares: è l'unico detentore di record a non aver mai vinto una medaglia olimpica, mondiale, ma nemmeno nazionale, nella propria specialità.

Richard Chelimo arriva ai Mondiali di Tokyo 11 anni più tardi, ed ha un solo pensiero, rendere onore al suo idolo Henry Rono e restituire al Kenia quanto gli era stato negato. Quei 10.000 metri saranno una gara drammatica. E' in quella gara che il nostro Salvatore Antibo cadrà vittima dell'epilessia. La stessa gara in cui Richard, secondo al traguardo, mostrerà al mondo il suo strapotere negli ultimi due giri ed il suo limite nello sprint finale. La stessa gara in cui Khalid Skah, terzo al traguardo, gli prenderà le misure e preparerà una diabolica trappola per le Olimpiadi di Barcellona.



Trecento metri al traguardo. Dopo aver spudoratamente ostacolato Richard, Hammou Boutayeb cede di schianto. I due battistrada sono soli, ma ancora insieme. L'ignobile missione è compiuta. Richard Chelimo contro Khalid Skah. Agilità contro potenza. Inizia lo sprint. Richard tiene duro, tiene per senso di giustizia, tiene per senso del dovere. Tiene tutto, perché altrimenti uscirebbe quello che ha dentro, rabbia, lacrime e disperazione. Ma alla fine deve piegarsi. Khalid ha un finale al fulmicotone, non ha mai perso uno sprint nella sua carriera, e non perderà nemmeno questa volta.

Squalificati! Tutti d'accordo. Il pubblico l'ha chiesto a gran voce, già prima che la gara pantomima finisse. I commissari ratificano. Richard sale sul gradino più alto e corona il suo sogno. Sul terzo gradino c'è Antibo, il suo bronzo olimpionico rende sublime il suo addio forzato all'agonismo. Ma dura poco. L'indomani Salvatore dovrà restituire la medaglia e Richard accontentarsi dell'argento. Il ricorso della nazionale marocchina viene arbitrariamente accolto. L'unico squalificato è Hammou Boutayeb, il “doppiato”.

Richard Chelimo aveva pieno diritto a quell'oro olimpico. Il mondo intero ha assistito a quello spettacolo indegno. Tutti hanno visto. Due atleti sleali hanno fatto scempio di ogni valore etico, si sono fatti beffe dello spirito olimpico proprio durante l'Olimpiade, e nessuno ha fatto nulla. Anzi, il comitato olimpico ha premiato uno di loro. Vergogna!

Il mondo ha voltato le spalle a Richard, lo ha lasciato solo. Se Richard Chelimo non ce l'ha fatta è colpa nostra. E' colpa nostra se Richard ha smesso di credere nello sport e s'è ritirato dall'agonismo a soli 23 anni. E' colpa nostra se, quando è morto, non aveva al collo il suo oro olimpico. Un tumore alla testa se l'è portato via a 29 anni. Un campione è morto solo e triste, ed è colpa di ognuno di noi.

Da Barcellona '92 sono passati 20 anni. L'Olimpiade di Londra è alle porte e rappresenta l'ultima grande occasione per restituire dignità ad una competizione e rendere giustizia ad un alteta.
Per l'amor di Dio, restituiamo l'Oro a Richard Chelimo!
Alessio Di Tommaso


01/02/2012

Trattiamo bene la terra


Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli.
Proverbio Masai


30/01/2012

Non si può mangiare denaro


Quando l'ultima fiamma sarà spenta, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce catturato, allora capirete che non si può mangiare denaro.
Tatanka Yotanka (Toro Seduto Capo Sioux Lakota)


28/01/2012

La storia non si può cancellare





Fini e Bocchino caldeggiano le liberalizzazioni?
Loro che hanno cavalcato le proteste di tassisti e farmacisti contro Bersani?
Che coraggio!!!
Solo alle persone intelligenti è dato di cambiare idea ma, fra loro, solo i disonesti pretendono di non pagare per i loro errori.
La storia non si può cancellare: l'alleanza con Berlusconi, le leggi ad-personam, le bugie sulla crisi e sugli affari personali, il malgoverno, le famiglie e le imprese sul lastrico.
Se l'Onorevole Fini avesse un briciolo di onore si sarebbe già fatto da parte.
Alessio Di Tommaso


26/01/2012

Parole


Parole scritte
e mai più lette
sopra un mare d’inverno
e quello che abbiamo perduto
e non vivremo
e quello che abbiamo vissuto
e ci fu tolto
e quello che è tuo
ed è mio
e non più nostro
soltanto parole scritte
da non leggere mai più
ed il sole e tutto
e la notte e tutto
ed ogni cosa
allora vieni
quando avrò perduto me stesso
e non sarai più nulla.
Pasquale Di Tommaso


24/01/2012

Se per i buoni uffici del signor Nuri spedizioniere


Se per i buoni uffici del signor Nuri spedizioniere
la mia città, la mia Istanbul mi mandasse
un cassone di cipresso, un cassone di sposa
se io l'aprissi facendo risuonare
la serratura di metallo: dccinnn...
due rotoli di tela finissima
due paia di camicie
dei fazzoletti bianchi ricamati d'argento
dei fiori di lavanda nei sacchetti di seta
e tu
e se tu uscissi da lì
ti farei sedere sull'orlo del letto
ti metterei sotto i piedi la mia pelle di lupo
con la testa chinata e le mani giunte starei davanti a te
ti guarderei, gioia, ti guarderei stupito
come sei bella, Dio mio, come sei bella
l'aria e l'acqua d'Istanbul nel tuo sorriso
la voluttà della mia città nel tuo sguardo
o mia sultana, o mia signora, se tu lo permettessi
e se il tuo schiavo Nazim Hikmet l'osasse
sarebbe come se respirasse e baciasse
Istanbul sulla tua guancia
ma sta' attenta
sta' attenta a non dirmi "avvicinati"
mi sembra che se la tua mano toccasse la mia
cadrei morto sul pavimento.
Nazim Hikmet


22/01/2012

Mi fermero'


Mi fermero' senza dubbio stupito,
se mai ci ritroveremo in una vita futura,
nel cammino e alla luce d'un altro mondo lontano.

Capiro' che i tuoi occhi, simili alle stelle dell'alba,
sono appartenuti a questo cielo notturno e dimenticato
d'una vita passata.

Si', comprendero' che la magia del tuo viso,
è pronta ancora al balenare appassionato del mio
sguardo,
in un incontro immemorabile e che al mio amore
tu devi un mistero di cui non conosci piu' l'origine.
Rabindranath Tagore


20/01/2012

Dieci anni che non ci sei


Dieci anni sono passati, uno sull'altro, come inutili strati di pelle su una piaga troppo fonda per non dolere.
Amo la vita!
Amo i miei figli, mia moglie, amo perfino il mio destino, sulla fiducia, ma se mi guardo indietro mi sento mancare.
Centoventi mesi giacciono, sparsi ovunque, come sacchi vuoti, inanimati e traslucidi come mute di serpe.
Quanto è vana la frenetica operosità che, giorno per giorno, vuota i tubetti di dentifricio, riduce a rottami auto fiammanti, consuma le cartilagini delle nostre ginocchia.
Siamo un fiume di biglie che rotolano sul piano inclinato del tempo, senza controllo, e saltellano allegramente verso la fine.
Una vertigine senza il vuoto, un urlo senza aria da spostare, questo resta del frettoloso e disordinato incalzare delle ore.
Mi manchi.
Alessio Di Tommaso


18/01/2012

Amo


Amo quelli che non hanno pudore dei propri sentimenti.
Se c'ho le palle che mi girano può scendere Dio in terra...
E non c'è funerale che tenga, se sono felice me la spasso, non posso mica aspettare che il resto del mondo lo sia.
Amo chi accetta il proprio ruolo con dignità, senza vittimismi o rivendicazioni, nella società, in famiglia e nel lavoro.
Amo quelli che hanno deciso di cambiare il mondo e che, pur fallendo, sono morti fiduciosi di poterlo fare.
Amo chi ha il coraggio delle proprie azioni e delle proprie idee, è da vigliacchi pensare alle conseguenze di un gesto necessario.
Alessio Di Tommaso


16/01/2012

Odio


Odio quelli che si sentono in dovere di dire la loro anche se, in realtà, non c'hanno un cazzo da dire.
Odio quelli che, quando ti parlano, sentono il bisogno di avvicinarsi a dieci centimetri, di solito hanno l'alito di un alligatore con la gastrite ulcerosa e la S blesa che ti nebulizza di saliva, fossi una pianta grassa...
Odio quelli che non riescono a parlarti senza toccarti, hai il dono della parola, usalo! Se proprio non puoi farne a meno gesticola, saltella sul posto, scimmiotta, fai quello che vuoi, ma tieni giù le mani!
Alessio Di Tommaso


14/01/2012

Berlusconi non è morto, ne ho le prove!


Berlusconi non è politicamente morto. Fare politica significa amministrare la cosa pubblica, lui ha sempre amministrato i cazzi suoi, quindi in politica non c'è mai nemmeno entrato.
Berlusconi non è istituzionalmente morto. Sotto un livello minimo di decenza la carica di premier è solo una nomenclatura priva di qualsiasi credibilità.
Berlusconi non è obsoleto. L'obsolescenza è la progressiva perdita di efficienza e di funzionalità, facoltà che Berlusconi non possedeva nemmeno da giovane.
Berlusconi non è morto, è semplicemente scaduto, come un pacco di merendine dimenticato in fondo ad uno scaffale, come moneta fuori corso, come quel mio amico che ha sviluppato pellicole per decenni e si ritrova senza lavoro e senza mestiere, come una pubblicità d'impatto che ha segnato un'epoca, ma arriva il giorno in cui non fa più presa e... ciao, come quelle serie televisive da mezza sera, Happy days, Miami Vice, Friends, le vedi e ti piacciono, magari le rivedi, ma arriva il giorno in cui cambi canale, è più forte di te, e puff... non esistono più.
Berlusconi è così, come la tv, si può spegnere, perchè è forma non sostanza, è un sottoprodotto del terziario avanzato, aria fritta. Il simbolo del partito del fare, cosa? I propri interessi in spregio ad ogni regola del diritto e del buon gusto, vomitando anatemi, offese e insulti... a proposito di insulti personali:
meglio “coglione” che berluschino;
meglio “senza cervello” che rincoglionito;
meglio “puzzolente” che pervertito.
Non ho definizioni, e mi guardo bene dal trovarle, per tutti coloro che lo hanno suffragato per anni e che ora tornano sotto le pietre dalle quali erano sbucati o, peggio, girano vigliaccamente le spalle all'alleato di ieri.
Il 12 e 13 giugno barra quattro si per dimostrare che è ancora possibile fare dell'interesse comune un interesse proprio.
Alessio Di Tommaso


12/01/2012

Me ne fotto reloaded!


Di quelli che credono nella pena di morte me ne fotto, assassini.
Di quelli che parlano per paura del silenzio me ne fotto, se hai qualcosa da dire dilla oppure taci.
Di quelli che ogni buco lo devono riempire me ne fotto, attento, un buco ce l'hai pure tu.
Di quelli che restano a galla reggendosi sulle teste della gente me ne fotto, parassita, impara a nuotare.
Di quelli che dicono “non dovevi” quando ricevono un regalo me ne fotto, ringrazia, ostenta indifferenza, fai quel che ti pare ma non sindacare sui doveri altrui, almeno quando ricevi un regalo.
Di quelli che vedono mezzo pieno un bicchiere che non c'è me ne fotto, non è ottimismo, è esaltazione patologica.
Di quelli che invece di lavorare organizzano, vigilano, ottimizzano, gestiscono il lavoro degli altri me ne fotto, caporale di merda, tu il lavoro non sai nemmeno cos'è.
Di quelli che sono come sono per colpa dei genitori, dei fratelli, della comitiva, del collega, del contesto sociale, di quell'esperienza del cazzo, della sfiga che li bersaglia me ne fotto, se sei uno stronzo è solo colpa tua.
Ripeti con me "Me ne fotto!", urla "ME NE FOTTO!", batti il pugno sulla scrivania "ME NE FOTTO!".
Di tutta la gente che ha reso questa nazione un buco di culo "ME NE FOTTO!"
Di questa classe dirigente prepotente e miope che vuole una fetta sempre più grande di una torta sempre più piccola "ME NE FOTTO!"
Di tutti quelli che vivono il privilegio come diritto e il sopruso come dovere "ME NE FOTTO!"
Di coloro che pretendono di ridurre la libertà ad un marchio registrato e la protezione civile ad una società per azioni "ME NE FOTTO!"
Di privatizzare acqua, aria e giustizia "ME NE FOTTO!"
E adesso vai a votare! Quattro SI! Qualcosa in contrario? "ME NE FOTTO!"
Alessio Di Tommaso


10/01/2012

Serve un'alternativa di governo credibile?


Serve un'alternativa di governo credibile, lo dicono tutti, destra e sinistra, industriali e sindacati, guardie e ladri, cip e ciop, tutti d'accordo. E' una dichiarazione bipartisan come si usa dire oggi, impropriamente. Bipartisan è un termine anglosassone che si riferisce ad un sistema bipolare perfetto come quello inglese, in Italia dovremmo dire tripartisan o multipartisan. Ma perchè dobbiamo per forza usare termini stranieri, e per di più a cazzo? E, soprattutto, perchè la frase “serve un'alternativa di governo credibile” è una dichiarazione condivisibile da tutti e contestabile da nessuno tanto da essere usata con la frequenza di un intercalare? Mi chiedo, suona male solo a me? Sono l'unico italiano che la trova una stupidaggine? E' possibile che giornalisti, intellettuali, politici e tutte le grandi menti che muovono le leve dell'opinione pubblica non si avvedano della grossolana infondatezza di questa frase?
Un'alternativa di governo presuppone che, attualmente, ci sia un governo. Non una lista di nomi e incarichi, quella ci sarebbe. Parlo di azione di governo. Questo paese deambula senza controllo ormai da anni. E' un vagone che scivola via per abbrivio, per inerzia, grazie a una spinta ormai lontana nello spazio e nel tempo. Non è pessimismo, qualunquismo, disfattismo, e soprattutto non è un'opinione. Basta guardare i dati ufficiali, ascoltare le parole di Draghi e della Mercegaglia, guardarsi attorno.
Un'alternativa di governo credibile? Credibile rispetto a chi? Rispetto a cosa? Si da per scontato che l'attuale governo lo sia. Io in questo governo non ci credo, non ci ho mai creduto e non ci voglio credere. Trovo incredibile che sia stato eletto ed ancora più incredibile che sia ancora in piedi dopo tutto quello che è successo. Ma c'è chi ci crede ciecamente, come nella Madonna, e forse è proprio questo malinteso di fondo, la credibilità intesa come credo, nell'accezione dogmatica del termine, come insieme di principi ideologici e convinzioni pseudoreligiose. Ma, in questo caso, più che di credibilità bisognerebbe parlare di fede, nel senso più bigotto e deteriore.
Basta con le chiacchiere, gli slogan, la fuffa. La verità è che, rispetto a questo governo, qualsiasi alternativa è perfetta. Non è una questione di incompetenza o indolenza, qui c'è un immobilismo doloso perpetrato senza scrupoli e pudori. A casa! Anche dei bambini delle elementari farebbero meglio di questa manica di mangiapane a tradimento.
Se qualcuno viene colto da infarto al cinema serve un cardiologo specializzato? No! "Serve un medico! Presto!"
E a noi italiani serve un'alternativa di governo credibile? No! "Serve un governo! Presto!"
Il 12 e 13 giugno barra quattro si per dimostrare che è ancora possibile fare dell'interesse comune un interesse proprio.
Alessio Di Tommaso


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